Evento: L’AMOR MI FA CANTAR
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Via SS. Trinità, 14
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Evento: VISITE GUIDATE ALL' ANTIQUARIUM E ALL'ANTICA PIEVE DI PALAZZO PIGNANO
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Un viaggio racchiude in sè una miriade di immagini di emozioni di odori e di sapori indimenticabili.





In epoca cristiana forse già esisteva un tempietto pagano sul quale sorse la chiesetta di Santa Maria della Mosa, cioè della palude, vista la zona acquitrinosa in cui si trovava. In epoca romanica, a partire dal 1185, dopo la famosa distruzione operata dal Barbarossa, venne eretto un edificio a pianta basilicale dotato di tre navate absidali. I resti di tale edificio, riportati alla luce durante la campagna di restauri del 1952-59, sono in parte visibili dalla cripta. La chiesa attuale però è il risultato delle opere attuate tra il 1284 e il 1341 dai Maestri Comacini, sotto la direzione del Maestro Giacomo di Gabbiano e di Grazio da Prata, che riuscirono ad innestare una struttura gotica alla già esistente romanica. Anche nelle epoche successive i rifacimenti andarono a coprire il suo carattere gotico, nonché a cancellare alcuni affreschi votivi medievali, lasciando l’attuale vista di mattoni. Stilisticamente il Duomo può ricordare la cattedrale di Parma ed alcune chiese di Pavia, come pure, nella facciata, la chiesa di San Bassiano. La facciata monocuspidata è infatti ripartita in tre arconi a tutto sesto. Un tempo doveva essere decorata con affreschi, come si è potuto notare da piccoli brandelli dell’intonaco preparatorio e da pigmenti colorati a lato del portale. Di romanico si rilevano: il portale con archivolto a tutto sesto, sguanciato e percorso da cordonature terminanti in capitelli sottili dotati di elementi vegetali, che sorreggono un architrave con cinque clipei e la lunetta con “Madonna con il Bambino fra San Giovanni e San Pantaleone”; la loggetta cuspidale divisa in trentatré esili colonne marmoree che reggono archi a tutto sesto. Gotico invece è il rosone marmoreo bicolore, con colonne radianti intrecciate da archetti. Particolare è la lettura della facciata in termini metaforici: ogni suo elemento rappresenta il percorso della fede cattolica. Sul lato sud, il fianco che delinea l’intera Piazza Duomo, è segnato da un’altra entrata, provvista di un rosone decentrato e della famosa statua della “Madonna del pomo”, che risalirebbe ai Maestri Campionesi della prima metà del XIV secolo. Il campanile sarebbe coevo al Duomo; la sua forma è quadrata con ghirlanda ottagonale e cuspide conica, inserita solo nel 1604. L’interno è a tre navate divise in cinque campate coperte da volte a vela; il cotto è diffuso anche qui nei pilastri di sostegno, di forma cilindrica. In epoca barocca l’architetto Zaninelli attuò alcuni rimaneggiamenti, di cui oggi rimane solo la cappella della Madonna, la prima entrando, sulla sinistra. Tra le opere pittoriche di pregevole fattura si ricordi la pala con “Madonna ed il Bambino” dipinta nella suddetta cappella da Rinaldo da Spino nel 1410 e poi ritoccata in maniera pesante da Vincenzo Civerchio nel 1522 e da Mauro Picenardi nel Settecento; ora si trova tra le due statue di “Davide” e di “Salomone” dei Fantoni. Di nuovo Civerchio e Picenardi, insieme forse ad un intervento di Carlo Urbino, sono gli autori dell’”Assunta”, datata 1524, un tempo pala dell’altare maggiore, ora posta sopra il portale d’ingresso. L’altare maggiore, in marmo, realizzato dallo scultore Toffetti, è sovrastato dalla “Annunciazione della Vergine” del Civerchio (1523); altre opere da visionare nel Duomo sono l’organo della ditta Tamburini (restaurato dal Rotary Club Crema), una “Sacra Conversazione” di un seguace di Giovanni Bellini, Francesco Bissolo, un “Cristo appare a San Marco” del famoso Guido Reni (anch’esso restaurato dal Rotary Club Crema con la collaborazione del Lyons Club Crema Gerundo), due tele di Giovan Battista Lucini ed altre opere di Mauro Picenardi.
7.00-12.00 e 16.00-19.00
ingresso libero






